sed etiam. raccolta di poesie                                          

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  di Giuseppe Ambrosecchia  
  * gambrosecchia@tin.it  
  ......  
  Tempi  
  ......  
  Tra il vecchio e il nuovo  
  io ci sono passato  
  in compagnia del tempo  
  trascorso lentamente.  
  Nel novero gli anni sono tanti;  
  con gli odori di stalla  
  attaccati ai primi, la carbonella  
  accesa nel braciere, l’acqua  
  dalla fontana nell’anfora  
  e a secchi, e il piatto (uno soltanto)  
  per tutti a centrotavola:  
  ero un bambino, quasi un miracolo,  
  sopravvissuto alla mattanza  
  ordita per la metà dei lattanti  
  o quasi, dalla miseria  
  e dall’aria infetta che stagnava  
  nelle casegrotte ove lo scambio c’era  
  solo attraverso l’accesso e un pertugio  
  più che un finestra; anche il gatto  
  alla porta d’ingresso aveva il suo.  
  ......  
  Nel mezzo ho visto tutto;  
  anche l’uomo sceso sulla luna,  
  le immagini parlare  
  e le macchine fare conti;  
  nella vita della povera gente  
  la presenza di un Dio  
  sempre consolatore e vivo,  
  in quella di tanti in cambio,  
  tra gli altri dei, il proprio e spesso  
  soltanto l’io assoluto:  
  quanti cambiamenti ci sono stati!  
  Dal pennino alla penna a sfera,  
  dalla lama del rasoio alle lamette  
  al rasoio elettrico; la vasca,  
  la tazza, il rubinetto e l’acqua  
  con lo scaldabagno nella stanza  
  atta all’uso, erano novità  
 

poi normalità e abitudine all’utilizzo.

Il mezzo tutto ha invecchiato

a poco a poco, ed il ricordo

nulla ha cancellato. Erano

i libri dei padri buoni per i figli,

come i vestiti passavano

dai grandi ai più piccoli;

tarlava il legno in casa

e soltanto il poco

era disponibile per tutti,

passando velocemente dal sufficiente

all’abbondanza, al troppo e allo spreco.

 
  ......  
 

Quando in cima l’arrivo era segnato

al corridore la meta si è spostata

e l’inavveduto per continuare la corsa

ha posto il passo sul verso opposto:

irrefrenabile la discesa e,

pur se la mente vola in alto,

sempre più giù si fa l’arrivo.

 
  ......  
 

Ora che i cieli si sono aperti,

obsoleto sarà per tanti

quanto ha imparato nell’oggi

che appartiene al primo

dei quattro perché gli valga

per avere un titolo e sia dottore.

I figli miei sono cresciuti

guardando Heidy alla tv

con il latte e i biscotti, ogni mattina; i loro figli col cellulare in mano giocano per balbettare al nonno “pronto”. Guardandoli l’anima mia prova tristezza al susseguirsi dei tempi che senza tregua e all’ultimo s’affretta a soverchiare di molto la luce prima accesa e non ancora spenta.

I miei occhi ormai sono quasi ciechi

e l’ombra si dilata ad ogni abbaglio

per tornare nel grigiore che più amano

giacché cosi tornano indietro

e finalmente possono assaporare

quanto era perduto nella folle corsa.

Tanti sono rimasti per strada;

i più capaci, tenuta l’andatura

col cuore che regge il grande sforzo

di giungere alla fine prima di tutti,

hanno vinto un premio

tra un triennio già invecchiato.

In me vivo è ogni traguardo

e tutti presenti nella storia

che nessuno impara e chi l’ha vissuta

più che raccontarla vuole dimenticarla

poiché l’effimero dura l’istante

mentre l’amarezza dell’essenza sfuma

e nella cenere resta il rimpianto

di uno spreco senza argini

in cui all’inconscio è noto

che il meglio è già passato

pur ignorando se senza ritorno.

Da ieri l'altro intanto, al futuro

ha iniziato a sollevare un muro

perché di qua non passi

se non l’eco attutito

o il ritmo lento di quel podista

che ad inizio corsa l’orma stenta

e tra la prima e l’altra il lasso allunga e il tempo passa; senza ansia l’attesa della prossima che non sarà mai soltanto la prima o soltanto l’ultima; entrambe domani vestiranno il giorno e tutti dovranno scegliere se correre nei cento o da atleta di una lunga marcia; frattanto nell’oscurità sogna una splendida notte di San Lorenzo e che ogni tuo desiderio nel tempo poi si avveri.

 
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