sed etiam. raccolta di poesie                                          

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  di Giuseppe Ambrosecchia  
  * gambrosecchia@tin.it  
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  Monito  
  ......  
  Nella carne entra questo dolore  
  senza sapere che cosa vuole;  
  s’incunea dalla pelle alle ossa  
  e scava, scava; scava. Cerca l’oltre.  
  Oltre che cosa?  
  ......  
  Le mani pongo lì dove mi duole;  
  non vedo sangue, né con esso  
  s’in umida la mano; eppure soffro;  
  soffro. Soffro per un malato  
  che la notte agogna, l’ultima,  
  poiché un atroce dolore  
  di giorno a lui sfuma la carne  
  e, sul fusto marcio, gela la pelle  
  in giovinezza lucente e bella,  
  rigogliosa e forte, ora bianca  
  e pallida, d’apparenza diafana  
  mostra ad una ad una l’ossa;  
  mentre il viso implora il sonno  
  e di pietà gli occhi rivolge a Dio.  
  ......  
  Sul cuore torrentizie sono  
  le lacrime sue e della donna  
  che alle grida trema e prova,  
  a somiglianza, lame sottili  
  tagliuzzare la carne; lei,  
  che tanto amò quell’uomo  
  con gli occhi lucenti e vivi,  
  dei suoi affanni parla  
  invece con voce mesta: essi,  
  impressi, hanno il pianto  
  che, nelle tenebre, silenziosa versa  
  così pregando la carità divina  
  affinché a lui regga la forza  
  se a nuovo albeggiare il cielo  
  senza pietà sulle sue membra torna.  
  ......  
  Ahi voi, che lo sguardo portate  
  baccante al mare; che ad uso  
  e d’uopo delle vostre membra,  
  imperituro il corpo, piegate al vizio,  
  volgete lo sguardo sulla mia faccia:  
  non io sull’altare sono l’agnello;  
  ma un uomo stanco  
  e al fatale destino arreso;  
  o solo un corpo esangue  
  di cui stolti perdeste il riso  
  ed ora ingrati ignorate il pianto.  
  ......  
  ......  
 

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