sed etiam. raccolta di poesie                                          

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  di Giuseppe Ambrosecchia  
  * gambrosecchia@tin.it  
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  L’infermo  
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  Lassù, solitario fiore,  
  se ai piedi della scogliera  
  su cui dalla vetta tu spii l’orizzonte  
  anche la mia solitudine che non ha conforto,  
  chi ti sosterrà nel gioco  
  se nessun fratello mai  
  ti darà tua madre?  
  I miei silenzi vagheggiano il tuo cielo  
  talché l’erta mi appare  
  simile al muro che la bocca mi asseta.  
  ......  
  E’ un’immensa folla che m’impedisce  
  di avvicinarmi al pozzo;  
  è tale che, invalicabile, s’erge  
  e più accesa rende la sete  
  - quante travi dovrò rimuove  
  perché legato alla lettiga  
  dal tetto dentro io mi cali? -  
  ......  
  Oh riva ghiaiosa che accogli da sempre  
  l’urlo del mare in tempesta e,dolce,  
  l’acqua schiumosa della cresta dell’onda  
  poi solerte cancelli nel deflusso ogni ombra  
  perché non la porti  
  ove il vento nel cielo incontra lo scapo  
  e l’orlo celeste sfiora il petalo d’oro,  
  in alto solleva il mio corpo  
  per poterlo calare dal foro  
  giacché l’alta marea non arriva  
  dove l’agave affonda le proprie radici!  
  ......  
  Oh sorgiva lontana  
  - irraggiungibile dal passo malfermo  
  e da mani che non tengono gli appigli –  
  lascia che da una vena d’acqua  
  anche una sola goccia io beva!  
  Divina sorgente di pianta spinosa,  
  rendi l’ardore al passo  
  che l’infermo non muove;  
  al collo e alle ginocchia la forza poi  
  di piegarsi alle carezze del vento che vela  
  il respiro e la mano pietosa  
  di un Dio in attesa  
  che una flebile voce  
  chieda perdono all’agave e allo scoglio.  
  ......  
  ......  
 

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