sed etiam. raccolta di poesie                                          

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  di Giuseppe Ambrosecchia  
  * gambrosecchia@tin.it  
  ......  
  La festuca nel becco della gazza  
  ......  
  Quante volte ti ho visto  
  beccare sulle carogne e,  
  nel terriccio dei cactus  
  sul terrazzo, al mattino  
  l’osso da te spolpato!  
  Sdegnato dal profondo,  
  l’animo mio ti associa  
  a quel resto adombrando  
  l’eleganza che ostenti  
  nei colori lucenti con cui  
  vesti il tuo piumaggio.  
  Eppure quest’oggi in volo  
  la pagliuca stretta dal tuo becco  
  il mio sguardo cattura  
  e l’occhio induce a seguirti  
  fino al ramo più pingue ove  
  anche la tua penna bianca  
  scompare nell’agoraio.  
  ......  
  Oh madre perfetta, oh natura,  
  tu hai dato a chi una penna  
  a chi la pelle perché tra loro  
  e dall’altro genere ognuno  
  fosse diverso; con l’uomo  
  - l’eletto tra gli esseri viventi -  
  tu fosti generosa e in lui ponesti  
  ogni grandezza senza limiti  
  talché non vi è cosa o alcuno  
  che anche soltanto una  
  ne possa misurare; agli altri  
  un piede non è concesso,  
  ma solo zampe per la terra  
  o ali per il cielo;  
  però maestra fosti di tutti  
  per come costruire la casa  
  affinché ogni specie si perpetrasse  
  fino all’ultimo giorno del creato.  
  ......  
  Perché senza perfezione  
  è la mano se per prima  
  per ogni altro diverso fine  
  la sua opera è compiuta?  
  Se nido o tana  
  di calore sono sempre pregni  
  senza distinzioni; dimmi  
  perché tra le loro mura,  
  prive dell’opera di chi le abita,  
  manca anche quello che unisce  
  ieri all’oggi e al domani  
  e il padre al figlio e alla madre  
  così come al ramo il nido la gazza  
  e la tana alla terra  
  che protegge e nasconde  
  i cuccioli della volpe  
  dalle mire dei cacciatori?  
  ......  
  Oh natura, agli esseri viventi  
  l’istinto dona ogni perizia  
  perché nel tempo la specie  
  non abbia fine e tu la materia prima  
  perché si adempia, mentre  
  dal cuore dell’uomo rimuovi,  
  ciò che nel sangue è scritto?  
  Quale certezza è data ai posteri  
  se pure la legge tua del fare  
  solo per lui non vale?  
  ......  
  Stamani ho seguito il fuscello  
  teso nel becco della gazza  
  ed ora seguo l’immagine  
  del ricordo delle madri  
  che vissero la giovinezza  
  a metà secolo passato  
  intende nel giardino  
  e a stillare dal sudore  
  il ricamo sul lenzuolo  
  per la bimba che il suo cuore  
  un giorno, ma già d’allora,  
  vedeva vestita di bianco, sposa.  
  Una triste ilarità si affaccia  
  a rimembrare l’uso scorretto  
  della madre lingua con cui  
  entrambi i genitori memori  
  dei rudimenti appresi  
  traducevano il parlato  
  in un lontano approssimato  
  quando in elenco e numeri  
  annotavano su carta  
  e alla stima di parenti e amici  
  il pregio e il quanto del sudore  
  che l’amore portava in dote.  
  ......  
  Ora tutto stride senza ragione  
  più del cardine alla porta  
  che ormai nessuno cura;  
  smarrito dall’incendio repentino,  
  dalle ceneri del tempo del passato  
  cerco testimonianze per credere  
  o illudermi di vedere l’arbusto  
  stretto dalla mano d’un bambino  
  che si arrampica sul pino  
  per riparare il nido della gazza  
  danneggiato dal sasso  
  lanciato dall’altra mano.  
  ......  
  Quale demone si dovrà scacciare  
  se di normale è rimasto alla gota  
  solo la lacrima che scende  
  e la condanna pende sul capo  
  giacché sull’ara l’intendo d’ognuno  
  è di porre il proprio sacrificio?  
  E’ la sua stoltezza  
  che rinchiude l’Iddio degli uomini  
  nei cibori sacri  
  aperti per orazioni e suppliche  
  di chi solo per sé Lo invoca;  
  in quale deserto io dovrò recarmi  
  per dare un lume alla mia ragione  
  e ritrovare la voce del Dio di tutti?  
  ......  
 

......

 
  ......  
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