sed etiam. raccolta di lettere
| di Massimo Vaj | |||||||
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| “La Verità sta nel mezzo” è un detto mal compreso | |||||||
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Il detto degli antichi cinesi che è riassunto dal nome: "Invariabile mezzo", in seguito poco compreso dai latini i quali tradussero bene con il concetto che asserisce: “La Virtù sta nel mezzo” traslato anche, e opportunamente, in "La Verità sta nel mezzo", dal momento che la virtù indica il rispetto della verità, si appoggia a una simbologia spaziale per comunicare che la Verità sta nel mezzo dell'ipotetico cerchio della realtà. Questo significa che, preso un piano della spirale dell'esistenza, e intendendolo come se fosse un cerchio, trascurando per comodità la distanza infinitesimale che separa le spire nella vista tridimensionale, la Verità si trova sulla verticale che unisce questo cerchio a quello più elevato e successivo. Questa Verticale si trova nel mezzo perché è il punto di equilibrio del cerchio, essendo equidistante da tutti i punti che si trovano sulla sua circonferenza. Gli antichi saggi non intendevano affatto dire che non esiste il nero e non esiste il bianco, ma che tutto è grigio. Intendevano dire, invece, che ogni piano orizzontale della spirale dell'esistenza è collegato a tutti gli altri dall'asse verticale, che costituisce il riflesso dell'immobile riferimento attorno al quale si esprime la vita. Viene anche chiamato "Volontà del Cielo", o anche "Via di Mezzo". L'essere che esaurisce tutte le possibilità del piano orizzontale sul quale si trova a vivere, inevitabilmente si situa nel centro di questo piano che è l'unica via d'accesso al piano più elevato e successivo. Quando qualcuno non ama la fatica del pensare, taglia sempre corto dicendo che la verità sta nel mezzo e non valuta che, per esempio, la Verità unica non può essere la mediazione di due menzogne, e nemmeno ridurre una verità, con maggior grado di relatività, avvicinandola alla menzogna che le si contrappone. La Verità è nel mezzo della realtà, perché
costituisce la ragione d'essere centrale della realtà. In altre
parole il suo Principio, e tutti i punti che si trovano sulla
sua irradiata circonferenza, a loro volta sono "veri", quando
siano visti nella loro relazione col Centro che li determina e
che costituisce, nello stesso istante sovratemporale, sia la
loro origine che la loro finalità d’essere, entrambi aspetti di
quell'Unità immobile, simbolo manifestato dell’Assoluto, che è
l'asse attorno al quale ruota il vortice dell'esistenza. La
menzogna, invece, nega il Centro e non si relaziona con Lui, e
la difficoltà a essere riconosciuta e scoperta è in relazione al
suo grado di sofisticazione che dipende dalla sua vicinanza allo
stesso Centro da lei negato. Centro il quale, a sua volta,
conferisce alla menzogna il suo proprio grado di verità e quindi
anche di realtà. Nel senso che vuole la menzogna essere una
“vera” falsità. In definitiva la menzogna è il rifugio della
contraddizione ai principi universali che legiferano la realtà
relativa e che sono l’emanazione più vicina alla centralità del
Mistero dell’Assoluto. L’inversione
analogica è la possibilità data dal fatto che il riflesso di
ogni cosa è capovolto come l’immagine che si guarda allo
specchio. Così il sotto è come il sopra capovolto, il relativo
come l’inversione del suo Principio ma, poiché è contenuto in
questo suo Principio… non è in opposizione a Lui, ma solo il Suo
mezzo d’espressione, mentre l’Assoluto è rappresentato, nel
relativo, dal Centro che è la via di mezzo immobile
dell’equilibrio. |
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(CC) beneinst.it di Gerardo D'Orrico. |