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(Platone)
1. Procedendo per ordine, bisogna ora
parlare, per sommi capi, delle cose dette da Platone riguardo all'etica.
Egli riteneva che il bene più pregevole e più grande non fosse facile da
trovare e, trovatolo, non fosse prudente offrirlo a tutti. Per certo
pochissimi e scelti discepoli fece partecipi della sua lezione sul Bene.
Peraltro, esaminando accuratamente le sue opere, si può vedere che
Platone ha posto il nostro bene nella scienza e nella contemplazione del
primo Bene, che può essere chiamato Dio e primo intelletto.
2. Egli pensava che tutte le cose chiamate buone presso gli uomini
avessero questo nome per il loro partecipare, in certo qual modo, al
primo e più pregevole bene, allo stesso modo in cui le cose dolci e
calde hanno tale nome per il loro partecipare al primo dolce e al primo
caldo. Solo il nostro intelletto e la nostra ragione possono giungere ad
assimilarsi al bene; perciò anche il nostro bene è bello, nobile,
divino, amabile, proporzionato e denominato con nomi degni del divino.
Di quelli che i più chiamano beni, per esempio la salute, la bellezza,
la forza, la ricchezza e le altre cose a queste affini, nessuno è in sé
un bene, se non usato virtuosamente; infatti, separati dalla virtù, sono
soltanto al livello della materia e divengono dei mali per quelli che li
usano sconsideratamente; qualche volta Platone li chiama anche beni
mortali.
3. Egli riteneva che la felicità non stesse nei beni umani, ma in quelli
divini e immortali; e così affermava che le anime veramente amanti della
sapienza sono piene di grandi e meravigliosi beni e che, dopo lo
scioglimento dal corpo, divengono commensali degli dei e a loro si
accompagnano e contemplano la pianura della verità, poiché anche nella
vita desideravano ardentemente di conoscerla e preferivano la sua
ricerca; grazie ad essa purificavano e ravvivavano l'occhio dell'anima,
rovinato ed accecato, tale però da dover essere salvato più di migliaia
d'occhi, ed erano capaci di aspirare alla natura di tutto ciò che è
proprio della ragione.
4. Platone paragona inoltre gli uomini senza senno a coloro che abitano
sotto terra, i quali non hanno mai veduto la luce splendente, ma vedono
le ombre scure dei corpi che sono presso di noi, e credono fermamente di
cogliere le cose reali. E come costoro, se trovano il cammino che sale
dalle tenebre e giungono alla prima luce, a ragione disprezzano le cose
che prima si mostravano loro e molto più se stessi per essersi lasciati
ingannare, così certo anche quelli che passano dalle tenebre della vita
alle cose veramente divine e belle, sdegnano ciò che precedentemente era
stato oggetto della loro ammirazione ed hanno un più forte desiderio di
contemplare queste cose divine. In accordo con queste cose è bene
l'affermare che solo ciò che è moralmente buono è bene e che la virtù è
bastante per la felicità. Che poi il bene e il moralmente buono stiano
nella conoscenza della prima causa, è dimostrato in intere opere, mentre
delle cose buone per partecipazione così è detto nel primo libro delle
Leggi: "Di due tipi sono i beni, gli uni umani, gli altri divini", etc.
Se qualcosa, che è separato e non partecipa dell'essenza del primo Bene,
è chiamato dagli stolti bene, Platone dice nell'Eutidemo che ciò, per
chi lo possiede, è un male assai grande.
5. Bisogna capire che il fatto che Platone riteneva che le virtù devono
essere scelte per sé stesse, consegue al fatto che egli riteneva che
solo ciò che è moralmente buono è bene; ciò è dimostrato da Platone
nella maggior parte delle opere e soprattutto nell'intera Repubblica.
Colui che possiede la scienza che abbiamo detto è il più fortunato e
felice, non tuttavia per gli onori che, essendo tale, riceverà, né per
le ricompense, ma anche se dovesse restare ignoto a tutti gli uomini e
gli capitassero quelli che sono detti mali, per esempio la perdita di
ogni diritto, l'esilio, la morte. Invece chi, senza avere questa
scienza, possiede tutti quelli che sono ritenuti beni, come la
ricchezza, la potenza regale, la salute del corpo, la vigoria, la
bellezza, in nulla è più felice.
di Didaskàlikos |
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