articoli. cos'è il digital Davide.
Cos'è il digital divide
Nascono così vari progetti per colmare il divario digitale americano nell'amministrazione Clinton (http://www.apogeonline.com/berny/divide.html).
Con il passare del tempo, la "rivoluzione internet" inizia a interessare
un po' tutto il mondo industrializzato e queste tematiche cominciano ad
essere sentite anche in altri paesi fino a raggiungere anche il sud del
pianeta. Il digital divide si aggiunge a questa parzialissima lista di ritardi e rischia, visto il vorticoso progredire di queste tecnologie, di incrementare ulteriormente la forbice tra paesi sviluppati e non. Sarebbe sicuramente sbagliato credere che andando ad incidere sul digital divide si possano risolvere i problemi gravi che affliggono queste società, così come sarebbe un errore pensare che portando un computer in ogni capanna il problema dell'acqua potabile sia risolto. Sicuramente le nuove tecnologie, se organicamente introdotte, potrebbero, in tempi e modi adeguati, diventare uno strumento di sviluppo e conoscenza.
La tecnologia
non dovrebbe servire a creare dei bisogni indotti in questi paesi
(computer sempre più potenti, connettività ultraveloce, nuove releasedi
programmi dei quali si sfrutta l'1% delle capacità, etc.), ma a farli
sentire partecipi e in grado di creare uno sviluppo tecnico più adeguato
alle loro reali esigenze.
Un paradigma
tecnologico non sostenibile può creare molti problemi che - tra l'altro
- potrebbero ritornarci indietro amplificati (come ad esempio i problemi
ambientali). Nell'ambito dell'informatica e delle nuove tecnologie, il
paradigma tecnologico più sostenibile è sicuramente quello legato al
free software. Un interessante e approfondito documento sul digital divide lo potete trovare in italiano: http://www.isoc.it/varie/ddivide.php. Ambito internazionale governativo e non
In ambito
internazionale, negli ultimi anni si stanno elaborando moltissimi
progetti su queste tematiche a livello governativo. Il 10-11 Aprile a Palermo c'è stata una conferenza sullo sviluppo dedicata esclusivamente all'egov e al progetto italiano di metamodello di egovernment da proporre nei paesi in via di sviluppo. Per adesso sono stati scelti 5 partner che accetteranno questo modello in via sperimentale (Nigeria, Tunisia, Giordania, Albania, Mozambico). Per vedere una sintesi dei lavori: http://www.palermoconference2002.org/, nella sezione documenti. Nel documento della DOTFORCE approvato al G8 di Genova, grazie all'opera di alcune ONG italiane (Alisei, Asal, Movimondo, Cies), al punto a) dell'articolo 8 si fa un chiaro accenno al software open source. Tuttavia, al di là di questo, non si riesce a capire quanto le grandi istituzioni internazionali siano realmente sensibili rispetto a questo tema. Di sicuro le grandi multinazionali informatiche vedono una grande opportunità per risollevarsi dopo la crisi dell'ultimo periodo e per questo difficilmente rinunceranno a far sentire il loro peso sui governi che fanno parte del G8.
In ambito non
governativo, molte ONG e Associazioni - soprattutto anglosassoni - si
stanno occupando del problema, con attività che vanno dalla
alfabetizzazione informatica al reperimento di macchine, dal supporto a
grandi progetti di informatizzazione alla creazione di portali specifici
dedicati a queste tematiche (http://www.unimondo.it/http://www.apc.org/).
Su
http://www.mediamente.rai.it/biblioteca/biblio.asp?id=441&tab=int
potete trovare una intervista al direttore di Unimondo. Associazioni come Peacelink (http://www.peacelink.it/), Vita online (web.vita.it), La città invisibile (http://www.citinv.it/), Network (http://www.nwork.it/) per citarne solo alcune, si occupano con attenzione di diversi aspetti della questione digital divide. Cosa fare?L'idea è quella di formare una community in grado di discutere problemi generali relativi a queste problematiche, ma anche di dare indicazioni tecniche e lanciare una serie di progetti specifici su queste tematiche. Sul Pluto è stata aperta una mailing list (alla quale chi vuole iscriversi è il benvenuto), pluto-ddivide, che cercherà di fare da collettore di tutto ciò. Parlare di tipi di applicazioni, di progetti di alfabetizzazione informatica, prendere contatti con associazioni, ONG, centri di eccellenza nei paesi in via di sviluppo per lavorare insieme su progetti che vedano nel software libero un mezzo di diffusione di tecnologie sostenibili potrebbe essere un inizio. La connettività, ma non solo: l'informatica, le applicazioni, la lingua e tanti altri aspetti legati allo sviluppo tecnologico.
Riuscire in
qualche modo a dare informazioni specifiche e autorevoli nell'ambito dei
database, degli applicativi, del networking, della sicurezza, delle
soluzioni server potrebbe essere molto importante per chi ha deciso di
affidarsi a questo paradigma tecnologico.
Il problema
più difficile a oggi sembra essere quello di far incontrare l'esperienza
pluriennale nei progetti di cooperazione delle ONG con l'importante
bagaglio tecnico della comunità free software.
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(CC) beneinst.it di Gerardo D'Orrico. |
